Con te non manco di nulla...

La mia testimonianza non racconta fatti straordinari, capaci di suscitare grandi emozioni. È una storia semplice che tuttavia può aprire alla speranza chi si trova a vivere il dramma della vedovanza e trasmettere il messaggio che è possibile uscire con gioia dal deserto di un'esperienza così dolorosa affidando la propria vita a Gesù Salvatore.

Avevo 55 anni quando mio marito, un uomo ancora sano e vigoroso, mi lasciò vedova, stroncato in tre mesi da una malattia fulminante.
Il nostro matrimonio, durato 41 anni, era stato molto felice; avevamo avuto tre figli e, nel corso della nostra vita coniugale, dei lunghi anni condivisi, anche tra difficoltà e sacrifici, ritenevo di aver avuto tutto ciò che una donna possa desiderare. In mio marito avevo riposto le mie sicurezze e i progetti di un futuro che immaginavo sereno e ancora ricco di soddisfazioni.
Ma, alla sua scomparsa, tutto mi crollò addosso all'improvviso ed io mi ritrovai sola, affranta dal dolore, senza speranza. Ricordo i primi mesi come un susseguirsi di giorni bui e tristi, senza scopo né interessi
.

Ma ancora non capivo che la mia più grande povertà era la mancanza della fede: da anni non frequentavo più la Chiesa perché - pensavo - non avevo tempo per farlo. In realtà ritenevo di non aver bisogno di nulla e tantomeno di dover rivolgermi a Dio.
Ma Dio non si era dimenticato di me e mi attendeva paziente come il Padre della parabola attende con amore il ritorno del figliol prodigo.

Una sera d'autunno (erano trascorsi circa sette mesi dalla morte di mio marito) io, che di solito dopo cena rimanevo in casa, uscii per fare una passeggiata e, come attratta da una misteriosa chiamata - ancora non so spiegarmi come accadde - mi trovai davanti alla nostra Chiesa parrocchiale.
La porta laterale sinistra aperta attrasse la mia attenzione; varcata la soglia, nel corridoio del chiostro udii un dolce canto che mi rimescolò nel profondo.
Le parole dicevano:

"Uomo di Galilea che passando vai...
ti prego di toccarmi...
ti prego di guardarmi...
e guarita io sarò...".

Nel coro della Chiesa un gruppetto di persone in ginocchio pregava e adorava Gesù Eucaristico esposto sull'altare.
Mi sedetti e cominciai a piangere mentre mi invadeva una sensazione struggente di dolcezza e di pace che scendeva come un balsamo sulle mie ferite. Piansi in silenzio tutta la sera: nel mio cuore sentii che avevo trovato, attraverso la strada dolorosa della vedovanza, ciò che inconsciamente cercavo. Come dice il salmista: "Passando per la valle del pianto la cambia in una sorgente, anche la prima pioggia l'ammanta di benedizioni" (
Sal 84, 7).

Ora, a distanza di 8 anni, il gruppo è diventato la mia seconda famiglia, vi ho trovato tanti fratelli con cui faccio un cammino di fede, lavoro nella parrocchia, faccio il catechismo, visito gli ammalati. Nel donarmi agli altri ho trovato la gioia e sono certa che dal cielo mio marito mi vede ed è contento di me.
Sia lode a te, Gesù, che mi hai donato una vita nuova e mi colmi di consolazione!
Ora davvero posso dire:

"Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla!
"

(Sal 23, 1)

Maria

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